lunedì 17 novembre 2008

La classe - Entre les murs


Nel cast del film dovrebbero inserire anche "lo spettatore".

I film non sono mai realtà, alcune volte però si lasciano prendere dal piglo del documentario e cercano di farci apparire le cose più verosimili possibili.

Lo sguardo scopico della macchina da presa è un ospite in più tra i personaggi, come se ci fosse una continua soggettiva, continui cambi di prospettiva, qualche volta ci si ritrova tra professori, alcune volte tra i ragazzi, altre nel mezzo.

Assolutamente lontano da modelli di film sulla didattica come "L'attimo fuggente": qui non abbiamo professori eruditi e diversi che sfornano citazioni e cultura da donare a tanti alunni in divisa, tutti uguali e di buona famiglia (ma anche loro con i problemi che può avere un ragazzo).
Ma uno scorcio sulla scuola francese, ma quella più vera, carnale, difficoltosa, ostica: dove si fondono problemi economici, professori esperti e novelli, tante etinie e razze, una scuola multietnica insomma, dove i ragazzi sono lo specchio dei problemi delle loro famiglie, portano con se nelle aule tutto il peso delle diverse culture a cui appartengono. Ed i professori che fanno? Uno in particolare è il protagonista dello sguardo del cineasta Laurent Cantent, cerca di spronare i ragazzi ad agire, ad condividere spazi, emozioni, cultura e conoscenza tra di loro, ma questo professore è un tipo normale, nessun genio, vederlo agire con questi ragazzi, e vederlo incontrare tanti problemi di relazione con loro, colpisce moltissimo, l'impatto è quello di un auto contro un muro; nessuna rappresentazione idilliaca, drammatica, romantica della scuola e del tentativo di educare i ragazzi. Qui si parla di come vanno vermente le cose all'interno di alcuni tipi di aule francesi, e per sineddoche di tutte le scuole del mondo che condividono certe difficoltà.
Lo sguardo del regista, che poi è il nostro sguardo, ha l'abilità di mostrarsi sempre in maniera differente a seconda della prospettiva dalla quale si pone: certe volte ci ritroviamo dalla parte degli alunni e tutto ciò che abbiamo davanti e un profesore ed una lavagna, e il loro timore, le loro paure, i loro retroscena, le loro diversità si trasformano in un'inquadratura instabile, contorni che ballano, moto perpetuo. Altre volte invece siamo come assistenti del professore, viviamo con lui i tentativi disperati di portare con se i ragazzi, ci sentiamo calunniati insieme a lui quando le sue parole non vengono capite, vengono fraintese, ma il nostro sgurado, il suo, e di tutti quelli che sono dall'altra parte dei piccoli banchi di scuola, adesso è più stabile, e non si ha difronte un solo ragazzino di scuola media, ma un intera "classe". La camera filtra in mezzo a loro, da posizione fissa passa tra i banchi per arrivare ad un volto, per metterlo a fuoco evidenzia o lascia sbiaditi altri volti, altri colori, spalle, schiene: questi sono i ragazzi che ogni giorno troviamo per strada, fatti carne e ossa e spirito, dentro gli edifici che dovrebbero essere della cultura, dove i genitori li mandano per garantirgli un futuro migliore, per non rimandarli dal paese dal quale sono emigrati.
Le figure che si vengono a creare all'interno dell'aula sono tantissime, dal bullo, al nuovo arrivato, alle amiche strette, all'amante dei videogames...e tutto è in bilico tra ciò che vediamo e il non detto, proprio perchè anche nella vita reale non tutto si sa, quando ci mettiamo al fianco del professore non sempre riusciamo a capire cosa succede a quei ragazzini, forse dovremmo dire quasi ancora bambini, siamo appena alla scuola media. Davanti a lui come, a noi, le cose, le relazioni si trasformano, mutano, i comportamenti cambiano, noi ne vediamo solo il risultato, possiamo solo immaginare cosa possa succedere nell'emotività e non sapremo mai se è la verità, la camera si ferma dove finisce la scuola, fisicamente parlando, non supera quelle mura: non a caso il titolo in francese recita "Entre les murs".
E tra quelle mura lo sgurado del cineasta, come personificato in noi, diventa anche un pò vouyer, cerca di capire, di carpire qualcosa da quei ragazzi, osservandoli, scrutandoli nel cortile giocare durante l'intervallo, dietro il vetro di una finestra, ricordando quasi per assurdo lo sguardo di Cronemberg in "History of violence" dietro la finestra di casa mentre il protagonista incontra nel proprio giardino il suo destino.

Così come gli studenti tra quelle mura li sentiamo in bilico, tra un possibile percorso che può portarli al miglioramento, oppure crescendo vederli abbandonati all quell' "ospite inquietante" che è il nichilismo e che proprio ultimamente Umberto Galimberti ci ha presentato in un suo libro parlando dei giovani di oggi!
Sperando che questo film risvegli certi animi, ormai fossilizzati, di coloro che hanno il potere, per far comprendere come tutto il nostro futuro e nelle mani della scuola, tema per altro qui in Italia molto caldo ad oggi. Sono due le cose che possono salvare il mondo: l'amore e la cultura...la scuola dovrebbe dare gli strumenti per la salvezza!








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